Dieci anni fa Spotify era una digital startup svedese con alcuni data center in Scandinavia. Oggi è una società il cui valore ammonta a più di 8 miliardi di dollari, in grado di erogare 2 miliardi di playlist e 30 milioni di titoli musicali.

Cifre astronomiche, che hanno indotto il management a scegliere un altro player di prima grandezza per gestire il futuro tecnologico dell’azienda. Il player è Google, i contenuti andranno sulla Google Cloud Platform. La scelta è avvenuta dopo un’attenta selezione e test accurati da parte dello staff tecnico di Spotify, che ha riconosciuto l’elevata qualità garantita dal Cloud, tale da poter accantonare i costi extra e le mancate economie di scala generati da server on premise.

La migrazione, appena partita, si sta verificando nel solco di due filoni principali: servizi e dati.

Le performance dei servizi è stata garantita dall’impiego di Compute Engine, mentre lo storage è in via di implementazione attraverso Google Cloud Datastore e Google Cloud Bigtable: una combinazione in grado di fornire una User Experience veloce, affidabile e sicura in qualunque parte del mondo.

La grande quantità di dati gestiti da Spotify  è stata invece affidata ad un nuovo set di tecnologie, che includono Google Cloud Pub/Sub, Google Cloud Dataflow, Google BigQuery e Google Cloud Dataproc.

Con BigQuery e Cloud Dataproc gli addetti ai lavori potranno effettuare interrogazioni complesse ed ottenere risposte in 1-2 minuti anziché ore. Un risparmio di tempo quantomeno significativo, che  porterà con sé analisi più approfondite e più frequenti, nonché dati funzionali allo sviluppo di prodotto, nuove feature e interfacce più intelligenti.

Per raccogliere e convogliare tutti i contenuti all’interno di un unico ecosistema, Spotify sta utilizzando inoltre Cloud Pub/Sub, il servizio allestito da Google per il messaging e lo streaming dei dati a livello globale, che consentirà di processare centinaia di migliaia di messaggi al secondo, riducendo al minimo la possibilità di incidenti di percorso.  

La società fondata da Daniel Ek e Martin Lorentzon  ha già spostato 250.000 dei 75 milioni di user di cui dispone: l’inizio di un processo inarrestabile che avrà termine nei prossimi 18 mesi, quando si concluderà la massiccia migrazione.

“Ora che ha iniziato ad usare il Cloud , aspettiamo solo di vedere che cosa farà Spotify” ha dichiarato Guillaume Leygues, Lead Sales Engineer per Google Cloud Platform.